fatto
[ AG ] la parola e il silenzio
parlato spontaneo
fatto 1a.
locuzione
venir fatto (di dire)
accadere, capitare di dire
SC SF RI
È quello che vende quaderni, penne… vien fatto più di dire cartolaro che cartolaio. // A volte vien fatto: Ti bisogna questa cosa? Eh! Si dice a un ragazzo che l’è geloso d’un altro, no. Allora vien fatto di dillo a qui’ ragazzo: Geloniii! // Sì, i mia. Mia sta alla… a paragone di miei. / Sì, ora vien fatto di dire miei, ma ’nsomma… / Ora si dice: vado dai miei, ma prima si dice(v)a tante volte: Io vo da’ mia. I mia. Quando c’era una riunione della sezione socialista, venni qui, e ti trovo un imprenditore edile, anche grosso! Un centinaio d’operai... io lo conoscevo, ma non lo conoscevo pe socialista, e mi venne fatto la battuta: qui uno di noi l’è di troppo... perché lì c’era i’ sindacalista e i’ capitalista... capitalista pe modo di dire, ché poi tra l’altro l’era anche uno tra ‘ più malleabili, di quelli che all’operai stavan benino... però per me l’era i’ padrone! E quando l’ho visto qui, mi venne fatto qui’ discorso lì // E si prese, ci portarono in tribunale, anche lì si passò da, xxx in piazza San Firenze, ci scesero dai’ cellulare, s’era tutti in fila ammanettati, a’ lati, uno attaccahi agl’altri, e la gente la fece, fece ala, un po’ d’ala, poi passano xxx la curiosità, e a me mi venne fatto [di dire] : Io non sono un ladro, sono un politico, una difesa così...
PF venir fatto di 'capitare succedere involontariamente'
DFD venir fatto di + inf. 'succedere, capitare spontaneamente e all'improvviso'