me
[ GR ] forme che interessano per l’aspetto fono-morfologico
parlato spontaneo

me
locuzione

a me
per quanto mi riguarda

SC SF RI
capo

A me fagioli e cavolo nero... anche in testa a un tignoso. // Comunque, presempio, nel Veneto, la chiaman roSétta. Pigli le roSétte. Son quelle vòte. A me, le son bone lì per lì, i’ giorno dopo le fanno schifo. L’è i’ pane fine. A Firenze si chiama i’ pane fine, che l’è quello collo strutto. Un me ne va una bene. E un raccatto pallino, ‘nvece, un concludo nulla: Stamani un concludo nulla. A me sa’ quante volte me lo dico, da me?: Ma icché c’ho stamani? Un raccatto pallino! // Pe modo, a me, c’è una cosa che io man… la mangerei davvero ’n cap’a un tignoso. Io diceo una cosa, io, quando io: mi piaceva ’ doppioni de’ fogli da centomila – no? – dico: A me più doppioni c’ho e meglio sono, no? // A me presempio, quande fo la farinata, dico: C’è ’ bozzoli, un dico granelloso. C’è de’ bòzzoli! // Un si dice girato, a me si dice più: arrosto, o fritto! Noi si dice così: pollo giraho arrosto!