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Or’un passa più! Ora, ora… / Un li vendan nemmeno! / Ma non lo chiaman più raviggiolo! // Sì a Firenze si dice così carnesecca, soprattutto prima, rigatino io l’ho sentito dopo / Ora, ora, comincia a essere elegante ora rigatino. // Via ora, ora… parla lei. Un pole stare un pole stare! // Ora lo sai icché dicano, invece di’ dire: son ni’ fango? Son nella merda. /A.: Ecco! Eh, ora, ora sì. Prima no, ma ora. Ora l’è fra le parole migliori. // C’era i’ mi’ zio, che l’è morto cinquant’anni fa: Zio, mi porti a caccia? / Ora ora. Domani domani. Ora ora. Poi, quando mai. Un mi c’ha portato. Sai, son detti che ora son andati a sparire. // Ora ce l’ho io la capacciaia. Mal di capo. // Ora se ti dico una cosa io sui’ cióncia… Quand’ero piccina, ero ragazzina, ‘n montagna a me mi chiamavan cióncia, ’nvece di G.. // S’aveva gl’occhi sporchi… / Alle volte veniva la congiuntivite, ora è difficile. // (R.: si dice ancora?) No no. Ora magari dicono: le ciocce, le poppe, le tette… // Ora gli danno i’ vermifugo, e tu lo rifai, se ce l’ha un bambino, no? // Ora i dolori la un ce l’ha, stand’a letto. ‘Nvece voglian vedere se la tengano fino addirittura trentaquattro, trentacinque settimane. Ora siamo a trentatré, vediamo se la sta altri quindici giorni. E allora? / E allora per ora la sta lì. // Ora noi un gni si dà più, ma prima, io mi ricordo anche la mi’ socera: Eh, c’ha la febbre. / Sarà una febbre di crescenza. / A parte ora unni (= non li) tengan più a letto nemmen colla febbre alta, e’ ragazzi. Prima, cand’e’ c’era le febbri, li tenevan a i’ caldo, a letto… Ora… // L’acqua ’n casa la un c’era, c’era da andar’a prenderla – dove c’ho la casa ora, ora c’è l’acqua... // Prima un si sapea neppure icché voleva dì mafia. Ora, ora si dice con facilità. // E ora, ora che si trova in tante cose… Ora l’ha ripres’i’ via, perché pe forza. / Ma sembrava un pampèrso. // Ora, ora gl’è ’n questa maniera… / Eh, gl’è uno che così… / Prima no, però… ’nvecchiano, si vede… // Un c’era mica i’ bagno come ci s’ha ora. Ora ci s’ha la doccia lì, i’ bagno là… // Si usava una vòrta. Ma ora, ora… eh. Si usava una vorta. // A parte, ora, ora… l’è mezzo e mezzo. A parte ora ce n’è di meno. Ora ce n’è dimorti in cesta drogahi! // Ora, ora, quando si fa la polenta, si fa la polenta, è gialla e basta. Prima gl’usava più d’ora, ora no: ora alla gente un gli si fa più le lavate di capo, gli si dà la botta, e basta! // Val a dire quande uno e’ comincia a èsse... oggi, specialmente ora, ora specialmente, indove la persona anziana, checché se ne dica, la verrà sempre meno considerata... // Bucaiolo, ora ora noi si dice buco, si dice per omosessuale – no? // Ho capito, ora, ora si dà a spruzzo! // ...quando le stesse farmacie faceano delle medicine da sé, no, co’ misurini eccetera eccetera (f)orse gl’andava di moda allora sai ora, ora è un po’ perso.

Z

PF

DFD concorre con adesso che è com. soprattutto nell'uso region. settentrionale (dove ora è sentito come parola lett. o elevata)'

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