volére
[ TM ] prima e poi
parlato spontaneo
volére
locuzione
volere o volare (mi tocc’andare)
in ogni caso, anche contro la propria volontà
SC
SF
toccare a +
Comunque noi si dice a collo torto: A collo torto, ma m’è toccaho farla. Una cosa che non mi piaceva, o non toccava a me... Oggi c’è le mansioni, i’ mobbing eccetera... A collo torto, ma m’è toccaho... I’ mi’ capo m’ha detto: Vada a prendere... Un era compito mio, ma... O volere o volare... A collo torto, ma m’è toccato andarci. M.: E sai, questa cosa mi tocca a fàlla. /Gi.: Si dice ancora. Mi tocca a fàllo. /G.: In vernacolo è normale, si parla così a bischeri in questa maniera. Mi tocca ‘ andàcci, mi tocca a fàllo… Ha’ voglia… /Gi.: Volere o volare, mi tocc’andare. /M.: L’è quando una cosa va fatta. Va fatta obbligatoriamente. In tutte le maniere. /Gi.: In tutte le maniere va fatta: Mi tocca andare, via, che sia freddo o… /G.: Ma poi mi tocca a fàllo, perché elle elle o, e ‘nvece si dovrebbe dire: mi tocca a farlo. /Gi.: Mi tocca a fàllo. Anche se un ha voglia, gli tocca a fàllo.
Gradit con le buone o con le cattive